lunes, 24 de junio de 2013

Ritratti di Çapulcu

"Çapulcu” è il termine con cui il presidente della Turchia si è riferito a coloro che protestavano nel parco di Gezi nei primi giorni di mobilitazioni. “Çapulcu” è chi non ha di che vivere, chi non dispone di proprietà e si barcamena al limite della legalità per sopravvivere. “Çapulcu” è un/una marginale disprezzato/a dalla società.


Nelle foto che seguono vi presento una serie di persone autodefinitesi “Çapulcu”. Prima erano professore, studente, informatico, impiegato di banca, produttore, scrittore, giornalista, cantante, direttore, attore, avvocato, disegnatore, calciatore, cuoco, artista, insegnante di immersione e di yoga...
 (traduzione Panta Fika)






















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domingo, 16 de junio de 2013

Moriremo insieme, in modo che voi, che ci uccidete, moriate di solitudine (15/06/13)

Ho appena vissuto le ore peggiori della mia vita. Sto scrivendo, sì, ma sono consapevole che non potrò esprimere né la paura che ho provato, né la rabbia che mi pervade adesso.
Sono rientrato a casa adesso. Sono salvo, ma molti si sono persi per strada… in tanti correvano e cadevano, altri cadevano per il suono delle bombe…venivano per ucciderci. Ne sono sicuro: sono venuti per ucciderci…e mi si rompe l’anima se penso che ci sono riusciti. Che non tutti avranno avuto la mia stessa fortuna di essere usciti vivi dal parco, dalla strada…dovunque ci trovassimo perché hanno attaccato dai quattro lati…c’erano bambini nel parco, anziani, molto anziani…e non ci hanno dato il tempo a che evacuassimo la zona: semplicemente sono entrati da piazza Taksim, gettando bombe…la gente era terrorizzata, correva da una parte all’altra senza ordine, senza meta e in questo momento di panico, quando i polmoni hanno più bisogno d’aria, solo trovavamo gas lacrimogeno…oggi il gas arrivava da tutte le parti…la gente gridava, cercava di calmarsi tra di loro per evitare di fuggire precipitosamente…quanto orgoglio, quanta umanità, sono senza parole. In questi giorni sto conoscendo il meglio dell’essere umano che non avrei mai potuto immaginare e, oggi stesso, ho conosciuto il peggio. Il vigliacco, l’infame, inumano, gentaglia…completamente alienati, difendono il male, il capitale, il beneficio, difendono al pazzo che accumula vacue ricchezze, perché c’ha paura a vivere respirando, mangiando, bevendo e godere del presente, senza un passato né un futuro da temere…questi che tanta paura hanno della vita, codardi, schiavi dei beni materiali, infelici che affogano le loro pene uccidendo a chi è libero, a colui che non comprende, a colui che non accetta la schiavitù…e che triste è pensare che ciò che scrivo, lo sto scrivendo in Turchia…solo basterebbe cambiare il nome del Paese e servirebbe d’esempio per qualsiasi altro luogo del mondo…
Il mondo in cui viviamo non è accettabile. Non ha senso umano, perché non rispetta la vita…si organizza in base ai profitti, alla crescita, al più, più e ancora più.
NON VOGLIAMO QUESTA VITA! BASTA! PAGHERETE LA VOSTRA VIGLIACCHERIA!

Moriremo per la nostra libertà, moriremo insieme, in modo che voi, che ci uccidete, moriate di solitudine.

sábado, 15 de junio de 2013

Questo è solo l’inizio. La lotta continua (15/06/13)


Ieri sera il presidente Tayyip Erdonan si è riunito ancora con un gruppo di rappresentanti di attori e rappresentanti delle associazioni Taksim Gezi, che aggruppano al suo interno più di 80 gruppi ed ONG.
Una riunione che è durata più di tre ore, nella quale la tensione è stata massima. Il riassunto che segue è basato nell'articolo che questa mattina ha reso pubblico il giornalista Can Dundar nel quotidiano Milliyet:
Erdogan ha lasciato chiaro che tutto questo movimento non è altro che un complotto fatto da altri Paesi con lo scopo di farlo fuori, e che tutti quelli che stanno a favore delle proteste, solo stanno essendo i complici di questo complotto.
I rappresentanti gli chiedono se pensava domandare scusa per le violente aggressioni della polizia al popolo turco, ed Erdogan risponde:
“la mia defunta madre è stata insultata davanti la porta della mia stessa casa. Nei meeting nessuno farebbe qualcosa del genere”. E come esempio ha fatto riferimento agli illegali e marginati che ci sono all'interno della squadra Carsi (tifosi del Besiktas), ma non ha spiegato né cosa intendesse per illegali né per marginati.
Alla domanda riguardo alle sue intenzioni durante il meeting di oggi, sabato 15 giugno, Erdogan ha risposto che aveva deciso cominciare la sua campagna elettorale e che per nessun motivo la cancellerà (da dire che le elezioni saranno tra due anni). Ha inoltre assicurato che, se si abbandona il parco Gezi, lui non farà riferimento ai fatti accaduti durante i suoi meeting ad Ankara ed Istanbul di questo fine settimana.
Erdogan ha mostrato ai presenti un video di 17 minuti, nel quale si vedevano i manifestanti attaccare violentemente la polizia. E ha minacciato con diffondere pubblicamente questo materiale video se non cessano le proteste questo stesso fine settimana.
Il video è stato realizzato dalla polizia stessa; ha come obiettivo provocare l’ira dei suoi elettori e ovviamente, continuare a creare un conflitto sociale.
Erdogan ha di nuovo ripetuto la sua proposta:
“aspettare la decisione del giudice riguardo al progetto del parco Gezi e creare un referendum in modo che la gente possa decidere al riguardo”
Il rappresentante dell’associazione Taksim Gezi ha risposto al presidente Erdogan che le mobilitazioni andavano oltre la semplice richiesta di annullare il progetto sul parco e che erano estese ad un malessere sociale di fronte la sua politica.
In questo momento Erdogan si è alzato furioso ed ha urlato:
“siete tutti contro di me. Sono le 3 di mattina ed è da più di 15 ore che sono qui. Adesso basta!” e va via dalla sala.
Nel parco Gezi, d’altra parte, da ieri, si sono aperte le consulte ed i dibattiti riguardo a quale linea seguire dopo la proposta del governo. Il parco si è diviso in sette zone, per raccogliere le idee e rielaborare un comunicato comune. La gente poteva tramite Facebook e Twitter esprimere la loro posizione. Ed oggi, alle 10 di mattina, dopo la consulta, la direzione dell’associazione Taksim Gezi ha emesso il seguente comunicato, esprimendo le richieste e la loro posizione:
"Le proteste, iniziate dopo l’attacco sproporzionato agli attivisti che difendevano il parco Gezi, si sono trasformate in un malessere generale verso le politiche del partito al governo AKP degli ultimi 11 anni, e si sono estese a tutti gli angoli della Turchia. La mobilitazione di cento mila cittadini durante questi 18 giorni sono diventati storia del nostro Paese, trasformandosi nella mobilitazione più importante nella lotta per i diritti sociali. La violenza della polizia non ha messo a tacere, fermare né separare ai protestanti, ma al contrario, ha creato un’unione più forte del pueblo. Il governo ha disprezzato sin dall'inizio la nostra voce e ha perso tutta la legittimità, nel cercare di manipolare la realtà dei fatti attraverso i mezzi di comunicazione. Ha cercato di dividere e confondere i cittadini. Ma questo è solo l’inizio. La resistenza continua.
Dopo 18 giorni di proteste ci sono 4 morti, centinaia di feriti, alcuni di loro hanno perso un occhio, o qualche estremità, altri sono ancora nei reparti di rianimazione. Ci rammarichiamo con profondo dolore che questi siano stati assassinati mentre usufruivano del loro diritto democratico di manifestarsi. Il governo di Erdogan né si è pronunciato dopo le morti, né dimostra intenzione di investigare i fatti accaduti. È nostro desiderio e obbligazione perseguire i colpevoli fino a che siano processati.
Siamo coscienti che la nostra resistenza non più essere delimitata alla zona del parco, per cui affermiamo che oggi stesso la nostra resistenza di estenderà ad ogni metro quadro del nostro Paese. Continueremo con il nostro obbligo di difendere la natura ed ad ogni essere vivente, difendere le nostre città, le nostre vite, e il nostro futuro.
La nostra unione e l’appoggio ricevuto da tutto il mondo, ci rendono più forti che mai e siamo determinati a lottare per i nostri diritti.
Questo è solo l’inizio. La lotta continua."



oggi giorno di paura e felicità nel parco Gezi (13/06/13)


albeggia nel parco Gezi con in testa le minacce che ieri ha reso pubbliche il presidente Tayyip Erdogan, assicurando che la sua pazienza era finita e che in 24 ore sarebbero stati buttati fuori tutti gli occupanti del parco.
Ma come tutti i giorni qui nel parco si prepara la colazione, che viene servita per più di due ore: formaggi, olive, pomodori, cetrioli, marmellata, con la sua razione di pane e come accompagnamento il tè turco (çay).
“esiste una colazione migliore?” Twittea Nuray dal parco Gezi.
Tutto quello che viene offerto nel parco è gratuito. Tutto organizzato e servito da chiunque abbia voglia di aiutare.
Ci sono due grandi cucine, provviste di donazioni anonime di vicini o di negozi. Non si accettano soldi, solo prime necessità: acqua, cibo, medicine…
Ci sono decine di tavoli con dolci, cioccolato, biscotti e acqua che vengono distribuiti durante le 24 ore all'interno del parco, in lungo e largo.
Oggi mentre ero seduto accanto ad una tenda da campeggio di alcuni amici, si è avvicinata timidamente una coppia, la moglie con suo marito, che avranno avuto un 60 anni:
“Una domanda! Ma non avete freddo di notte?” mi chiedono.
“no, no, non si preoccupi. Abbiamo coperte e sacchi a pelo”
“Ay! Tutte le notti quando vado a dormire, non smetto di pensare a tutti voi” mi dice con dolcezza.
“Non si preoccupi, stiamo bene, ci prendiamo cura uno degli altri…”
“Se hai fame, ho appena lasciato delle tortine (poças), che ho fatto per voi. Corri! Sono ancora calde!”, e vanno via, con tranquillità.
L’ambiente di fraternità che c’è nel parco è contagioso; tutti si alzano per dare una mano anche per la più piccola cosa; in solo qualche minuto, una catena umana scarica e porta casse d’acqua, fino al campamento centrale. Tutti si guardano negli occhi, sorridono e ringraziano per qualsiasi aiuto dato loro. in vita mia non avevo mai visto una cosa simile. Così tanta gente, quotidianamente, con questa capacità di essere complici e di rispettarsi.
Nel parco ci sono tre zone adibite a pronto soccorso, dove ci sono dottori che assistono tutti i giorni in modo disinteressato, prima o dopo aver svolto il loro orario lavorativo vero e proprio. Molti studenti, durante queste settimane, stanno probabilmente facendo il tirocinio più importante.  Nelle zone del pronto soccorso, è assolutamente vietato fare fotografie, per paure alle possibili ritorsioni da parte del governo.
C’è pure una biblioteca fatta da donazioni e contributi di manifestanti e vicini.
C’è una televisione enorme nella zona centrale del parco, dove si possono seguire le notizie e gli avvenimenti delle altre città.
Ci sono rappresentanti di moltissimi collettivi: femministe, omosessuali, lavoratori, artisti, studenti…tutti loro, con il proprio stand.
Dopo le minacce di ieri del presidente Erdogan, oggi la vita nel parco è stata segnata da certo caos e allarmismo. Arrivavano notizie da ogni parte, con o senza senso:
-La polizia ha delimitato tutta la zona di Taksim e del parco, stanno arrestando qualsiasi persona che ha nello zaino una mascherina, un casco o roba simile.
-C’è un comando di forze speciali della polizia nell'Hotel Taksim Point, pronto per attaccare alle otto di sera.
Oggi quasi tutti hanno un casco protettivo, di quelli che si usano per i lavori. Li vendono all'entrata del parco, a 10 lire turche. La vendita nel parco è proibita. Mi chiedo se tutte le truffe saranno opera di venditori ambulanti che si stanno pagando le vacanze estive con la vendita di maschere, guanti, occhialini da piscina, caschi…
E colmo dei colmi, tutti i miei amici che arrivano poco a poco, non fanno che ricordarmi che ieri hanno arrestato a tre giornalisti canadesi e che dovrei andarmene a casa…che è lì dove dovrei stare, è lì che sta il mio lavoro, condividendo attraverso il blog ed altro, quello che sta succedendo… - ma come faccio a sapere quello che succede se me ne sto a casa?- hanno tutto il mio rispetto, ma non presto attenzione a quello che mi dicono, perché anche questa fa parte dell’informazione che si da, con l’obiettivo di intimidire gli stranieri…
Nessuno è disposto ad abbandonare il parco. La gente parta di quello che può succedere se la polizia dovesse entrare, discutono sulle alternative per resistere, partendo da tutte le possibili varianti d’attacco che la polizia potrebbe fare. Non c’è paura, ma sì preoccupazione. Si nota nelle loro parole. Nessuno assicura che domani il parco continuerà ad esistere. Un attacco come quello del primo giorno, sarebbe un colpo molto duro, e se così fosse, sono quasi certi che sarebbe impossibile recuperare il parco.
Oggi è la giornata delle riunioni e tutti quanti stanno attenti alle ultime notizie. Da un lato, si aspetta la riunione che avrà luogo ad Ankara questa notte tra il governo di Erdogan e i rappresentanti delle diverse associazioni Taksim Gezi, di cui fanno parte più di 80 gruppi ed ONG:
-Non ho idea di cosa succederà- dice Murathan (30 anni) -  ma è questa la cosa importante? Salvo in me quello che è successo! È indimenticabile ed è senza dubbio l’inizio di un tempo nuovo, e quindi non mi chiedo cosa succederà. Ciò che doveva succedere, è già successo.
-Bisogna darci tempo- opina Nurai (30 anni) – non possiamo volere che tutto cambi in 4 giorni. Viviamo in un Paese democratico e vogliamo cambiare le cose in modo pacifico e legale, senza che intervengano i militari, l’Unione Europea o L’USA. Questa è la nostra rivoluzione e la faremo a modo nostro.
L’altra riunione avvenuta in sede europea, ha fatto rallegrare la gente per i comunicati pervenuti di appoggio ed avvertimento al governo di Erdogan, da alcuni paesi membri dell’UE. E queste le parole con cui Tayyip Erdogan ha risposto: “ l’Unione Europea ha poco da fare con le decisioni in Turchia”
Poco a poco scende la sera, e seguono altri commenti allarmisti:
-Visto! Sono già le sette e mezza e ancora non hanno acceso la luce- dice un ragazzo del gruppo- l’hanno tagliata di sicuro.
-Adesso basta allarmarsi. La luce viene accesa tutti i pomeriggi alle otto e mezza- assicura un altro.
Quando sono le otto e trentatré minuti io gli ricordo che sono già passate le otto e mezza. Mi dice di aspettare un poco.
La luce arriva! Il parco si illumina e inizia la notte più bella che ricordo aver passato nella piazza di Taksim.
Tra gli applausi dei presenti, appare un gruppo di madri degli accampati nel parco. Le madri formano allora una catena umana e si muovono lungo tutto il parco gridando il loro appoggio ai propri figli, che in questo momento, siamo tutti quelli che ci troviamo lì.
Più tardi, accanto alla statua di Ataturk, nel centro della piazza, transennata dai poliziotti, si è messo un pianoforte e una dozzina di compagni si avvicinano per suonarlo e cantano, sotto il vigile sguardo della polizia, che non abbandonano le loro maschere neanche per un secondo, affinché si veda che, come noi, sono esseri umani capaci di sentire, di sorridere. Di cantare. Anche solo una notte almeno!









miércoles, 12 de junio de 2013

L'attacco a Taksim (12/05/2013)

Il telefono questa mattina ha squillato alle 7.30. E' successo qualcosa, mi dico. Rispondo senza nemmeno guardare chi sta chiamando.
“La polizia sta entrando a Taksim!!”. Chiudo il telefono e mi alzo di colpo. Non so nemmeno chi fosse al telefono.
Mi metto i pantaloni, la prima magliettina che trovo, prendo la macchina fotografica ed esco in strada. Fermo un taxi: a Taksim. Per strada preparo la macchinetta…cambio diverse volte la lente…24mm, 50mm…
Il taxi mi lascia vicino all'entrata posteriore del parco Gezi, quasi tutto hanno una mascherina, fazzoletti, sciarpe…maschere per gli occhi, caschi…
Mi fermo in un angolo e mi preparo: mascherina anti-gas al collo, occhiali protettivi in fronte, e mi dirigo verso la piazza attraversando tutto il parco.
Arrivato in piazza vedo la polizia messa in file davanti al centro culturale AKM. Due idranti posteggiati davanti a loro li proteggono.
Hanno fatto fuori le barricate, mi dico non c’era altro modo per entrare a Taksim.
La gente difronte la polizia si aggruppa davanti uno degli idranti e grida: “che volete? Che ci fate qui?”
Un uomo ed una donna che hanno intorno ai 40 anni, cercano di calmare gli animi:
“tranquilli compagni, la nostra protesta è stata pacifica durante vari giorni, non perdiamo la calma. Non buttiamo all'aria tutto questo che tanto ci è costato”. Io mi sono avvicinato, ed ora mi trovo in mezzo al gruppo che grida…alcuni di loro sono veramente incazzati e minacciano la polizia faccia a faccia…
”questa è la nostra terra, ed io morirò qui difendendola…e invece voi cani, pagherete con il vostro sangue quello che state facendo…”
La polizia assicura che non vuole attaccare a nessuno, che sono venuti solamente a togliere i cartelloni che stanno in piazza.
È abbastanza difficile credere a quello che dicono, dopo aver visto la violenza che hanno mostrato durante più di dieci giorni. Ed ovviamente, nessuno ci crede. Gli si chiede che facciano andare via l’idrante e quando questo finalmente si allontana, gli animi sembrano cominciare a tranquillizzarsi.
Devono esserci circa 150-200 poliziotti antisommossa, con scudi, maschere antigas e pistole. Davanti a loro, dei poliziotti in borghese, tutti loro con un berretto azzurro, che li aiuta ad identificarsi. I loro volti sono scoperti, e noto un’espressione di grande freddezza e disprezzo verso la gente che gli sta chiedendo di allontanarsi.
“Stanno arrivando da Tralabasi” grida qualcuno da dietro.
Tutti ci giriamo…io mi allontano e mi dirigo verso il centro della piazza. Molti dei manifestanti che stavano nel parco sono usciti e attendono con certa aspettativa, guardano la piazza dalle scale dell’entrata del parco Gezi.
Incontro Okan (31 anni), un amico che dal primo giorno sta al parco Gezi e che fa parte dell’organizzazione della protesta pacifica che chiede l’arresto del progetto del centro commerciale che causerebbe la scomparsa del parco.
“sei solo?” mi chiede – “vieni, non stare da solo. Resta qui con me, è abbastanza pericoloso”
Gli domando se sa cosa succederà e mi dice che non ne ha idea:
“ci hanno messo solo sette minuti ad aprire le barricate di Gumussuyu. Un altro gruppo di poliziotti sta arrivando dal boulevard di Tarlabasi con vari idranti. La polizia ci ha comunicato che non pretende entrare nel parco, e sta quindi cercando di convincere alla gente affinché non vada nella piazza a provocare la polizia”
“e cosa credi che faranno quando avranno il controllo della piazza? Credi che poi non vorranno entrare dentro il parco?” gli chiede un ragazzo quando Okan cerca di farlo tornare al parco.
Okan riesce a stento a rispondere. Nella sua faccia leggo le sue buone intenzioni ma anche sfiducia verso la polizia.
Il secondo gruppo di poliziotti comincia ad arrivare in piazza. Da sopra il parco gli si fischia e grida di andare via. Formano delle file così come il primo gruppo e comincia la grande messa in scena della loro strategia:
insieme alla polizia, c’è la stampa, cameraman e fotografi di tutti i mezzi di comunicazione con i dovuti permessi per riprendere l’evento. Mi chiama l’attenzione il fatto che non ci sia nessun gruppo di reporter tra le file della polizia piazzata davanti il centro culturale AKM, cosicché penso che succederà qualcosa proprio in questa parte della piazza.
Uno dei poliziotti, col megafono, comincia il suo comunicato:
“cari amici! Siamo qui per fare il nostro lavoro, e togliere tutte le bandiere che ci sono, a parte la bandiera turca e quella di Ataturk. Non vogliamo problemi, quindi stiate sereni, e lasciateci fare il nostro lavoro. Non siamo venuti ad attaccarvi.”
Mentre ripete le sue parole, la gente gli grida addosso sempre di più. accanto al gruppo di poliziotti, sono arrivati altri due idranti che posteggiano accanto a loro, difronte i lavori per la costruzione del centro commerciale, che stanno ancora nella loro fase iniziale.
Tutto avviene così velocemente che non siamo capaci di avvertire il gioco al quale siamo sottoposti, come semplici spettatori.
Da destra arriva un gruppo organizzato, non sono più di 15, ma sono organizzati, si nota dal momento in cui arrivano…cominciano a lanciare pietre contro la polizia. Questi rispondono con gas lacrimogeno, all'inizio solo verso questo gruppo che li ha aggrediti, ma poi all'improvviso una bomba molotov viene lanciata contro uno degli idranti, provocando una grande fiamma e le grida e gli applausi di tutti i presenti.
Questo è il momento in cui tutto scoppia: quasi ritmicamente iniziano a suonare i lancia gas, e le bombe di gas cominciano a volare sopra le nostre teste. La gente, terrorizzata, comincia a correre senza controllo. Cerco di correre senza perdere di vista la polizia, ma in pochi secondi il fumo rende impossibile vedere qualsiasi cosa…mi rifugio dietro gli stand d’informazione del centro della piazza, in ginocchia, cerco di respirare tranquillamente, ma c’è così tanto gas che gli occhi mi bruciano e devo uscire da là correndo, e mi dirigo verso le scale dell’entrata del parco.
Cci sono persone che vomitano, altre che gridano e chiedono aiuto…quelli che stanno in buone condizioni si avvicinano per aiutare chi invece ha bisogno.
Quando la nube di gas scompare, un gruppo di ragazzi si avvicina alla polizia e comincia a formare una catena umana. Altri da dietro cominciano a lanciare pietre ma la maggior parte delle persone glielo proibisce. Iniziano a gridarsi tra di loro…i nervi si fanno tesi, al limite
Risulta impossibile controllare lo stato d’animo della gente, e quando varie pietre vengono lanciate in direzione della polizia, questa risponde di nuovo, questa volta con molto più gas di prima. I primi lanci che ci sorvolano sopra, sono facili da vedere e schivare ma poi, d’improvviso, mentre guardo in alto, qualcuno grida e cade per terra, accanto a me. Il bossolo di gas che l’ha colpito continua a girare attorno al suo corpo…arrivano subito delle persone per proteggerlo, tra le quali il mio amico Okan e se lo portano via tra grida di aiuto…io corro nuovamente proteggendomi la testa, e nuovamente mi nascondo dietro gli stand. All’improvviso cade un altro bossolo sopra un furgone con delle antenne telefoniche. E subito ne cade un’altra, che entra dentro lo stand dove sono. Anche se cerco di tranquillizzarmi e respirare piano, profondamente, l’unica cosa che entra dentro i miei polmoni è il gas. Non posso restare lì, no, perché a parte che non vedo nulla, c’ho pure il panico addosso e credo che manca poco che svengo. Allora scappo di corsa, di nuovo, coprendomi la testa con la borsa della macchina fotografica, finché non arrivo ancora una volta alle scale e grido aiuto…subito mi si avvicina qualcuno con uno spray contenente un miscuglio di acqua e Talcid (un normalizzatore per il PH gastrico) e cerca di allievarmi il bruciore.
“apri gli occhi” mi gridano “apri gli occhi!”. Ma io non posso aprirli, mi bruciano. “sto bene” gli dico. So che passerà tra qualche minuto. Poco a poco salgo le scale ed entro nel parco per cercare un posto dove riposarmi.
Mi aiutano in uno dei stand della piazza, e mi offrono ancora questo miscuglio di acqua e Talcid ed ora mi ci lavo la faccia direttamente, mi danno dei fazzolettini e mi siedo accanto ad altri due ragazzi che si trovano nella mia stessa situazione. Poco a poco il bruciore e prurito passa e decido andare verso una delle parti alte del parco, da dove posso osservare senza rischiare, gli scontri tra la polizia ed appena un dieci o dodici ragazzi che lanciano delle pietre inutilmente: non arrivano nemmeno a metà strada.
La polizia continua a lanciare gas, ora pure dentro il parco dove ci sono le persone accampate.
Decido allontanarmi definitivamente dalla zona più calda, la mia razione di gas è già sufficiente. Vado nella zone delle tende da campeggio, dove sono accampati alcuni amici. C’è molta tensione. Un gruppo di persone discute animatamente, gridandosi:
“non state al loro gioco. La nostra protesta si fa qui, seduti, tranquilli. Se entrate nel loro gioco, l’unica cosa che otterrete sarà dargli una scusa per entrare nel parco. E allora si che perdiamo tutto” grida Aysem a u gruppo di ragazzi alterati che corrono per il parco animando le persone ad unirsi a loro nelle azioni contro la polizia. Avranno si o no, appena 17 anni.
La gente si avvicina, e tutti discutono, gridano. Non arrivano alle mani ma la tensione è tale che m’aspetto che comincino a darsi di botte da un momento all’altro. Qualcuno più grande, si mette nel centro:
“non lo capite? È proprio questo quello che vogliono, vogliono farci litigare tra di noi. Si può sapere che ci stiamo a fare qui? Siamo o no tutti qui per lo stesso motivo?”
E le due parti si vanno calmando. I giovani più alterati ora ringraziano Aysem, un ragazzo di 30 anni, dopo che gli ha fatto capire che non ha senso tirare le pietre alla polizia.
“questo che sta succedendo è normale” – mi dice Aysem – “non abbiamo mai vissuto dei momenti simili, di tale grandezza. Stiamo imparando a fare la rivoluzione, e anche se alla fine non riusciremo ad ottenere gli obiettivi prefissati, sono sicura che avremmo imparato molto, perché rendersi conto della forza che abbiamo quando siamo uniti è molto importante, ed è qualcosa che questa generazione non dimenticherà”
Tra il gruppo che discuteva, si trovava anche Mustafa Nogay, 37 anni. È il segretario generale dell’associazione Taksim Gezi:
“ci siamo appena riuniti tutti i gruppi che rappresentano l’occupazione del parco, pure i curdi separatisti, e tutti ci hanno confermato che nessuno di loro e del loro seguito si trova tra quelli che stanno affrontando la polizia. Tutta questa provocazione è stata una messa in scena da parte della stessa polizia.”
E allora mi fa vedere una foto dove c’è un uomo che si trova accanto ad un altro ragazzo. Mentre attacca la polizia regge in mano un walkie talkie.



L´attacco a Taksim in immagini


















martes, 11 de junio de 2013

Attacco a Taksim

 SALVA STA LAVORANDO AL POST DI OGGI...e vi anticipa un commento che ho scritto e inviato al redattore del El PAIS, che si suppone dovesse essere questa mattina nella stessa piazza dov'ero lui...

Ciao José Miguel Calatayud! questa mattina io mi trovavo in piazza dalle 07.40h. un amico mi ha chiamato alle 07.30 e in quasi 10 minuti sono arrivato fino a là con un taxi. leggendo i tuoi articoli vedo che tu a piazza Taksim non ci sei, visto che se fossi stato lì come dici, né parleresti di 100 poliziotti, né di un uomo di 40 anni, né dei turisti nell' Hotel ai quali non frega nulla di quello che sta succedendo. mi vedo quindi obbligato a raccontare quello che è successo e mi restano 645 battute: Puro Teatro. La polizia arriva coi giornalisti (ci sono più di 300 poliziotti e direi che almeno altri 100 in borghese), comunicano attraverso un megafono le loro buone intenzioni...non faremo nulla!! e uno si chiede a questo punto, ma se non venite a fare nulla, che ci venite a fare allora? e allora che succede? che i "facinorosi" lanciano cocktails molotov e fuochi d'artificio...ma per fortuna tutti qui sappiamo, ed ora si vede pure in Tv, che i lanciatori di cocktails, hanno addosso walkie talkies e pistole. Polizia in borghese! vergognosa messa in scena che si è conclusa con un ragazzo morto e 5 altri in coma:

in un ora spero aver terminato il post di oggi ed aver caricato le foto.
saluti a tutti quelli che stanno seguendo il blog e grazie a tutti per il sentito appoggio!!!